Chirurgia Vascolare & Flebologica

Chirurgia Vascolare & Flebologica

LASER E FIBRE OTTICHE PER INTERVENTI LASER MINI INVASIVI IN CHIRURGIA FLEBOLOGICA

Dal 2002 abbiamo approntato per l’ablazione termica della safena un laser da 980 nm (prima generazione). La luce di questa lunghezza d’onda viene assorbita prevalentemente dall’emoglobina, e in percentuale minore dall’acqua. Quando la luce colpisce, ed è assorbita da questi bersagli, chiamati cromofori, viene trasformata in calore e causa il danno termico della vena.

Nel 2008, grazie ad una ricerca e sviluppo continua, fianco a fianco con i chirurghi,  abbiamo introdotto un laser con una lunghezza d’onda da 1470 nm (seconda generazione). Questa luce è prevalentemente assorbita dall’acqua. La parete venosa è costituita per circa il 70% di acqua e quindi la luce viene assorbita intensamente dalla vena, e all’interno della sua parete provoca il danno termico.

Fibre ottiche ergonomiche, studiate per interventi venologici

Inizialmente la luce del laser è stata veicolata all’interno della vena da fibre ottiche semplici, dette nude a punta piatta. Queste fibre, base e non specificamente progettate per i trattamenti endovascolari della safena, emettono fasci di luce paragonabile all’acqua che esce da un tubo per annaffiare. Questa luce colpisce la parete venosa tangenzialmente, con un angolo acuto. La superficie di emissione della luce è molto piccola; per una fibra con spessore di 600 micron la superficie della punta è di 0.3 millimetri quadrati. La luce del laser si trasforma in calore portando alla carbonizzazione della punta e producendo sul terminale una temperatura molto alta (fino a 1000 gradi). Questa può provocare, a contatto, un’ustione o addirittura una perforazione della parete stessa.

Nel 2008 è stata messa a punto e brevettata una fibra ottica specifica per l’ablazione della safena, ad emissione radiale. Questa fibra è dotata di un cappuccio saldato sulla punta che devia l’asse di erogazione della luce con un angolo di circa 70 gradi rispetto all’asse, con emissione della luce circonferenziale a 360°. La luce non fuoriesce dalla punta, come avveniva con la fibra nuda a punta piatta, non andando più a creare la zona di intenso calore tipico delle fibre piatte, causa dei danni termici da contatto. L’emissione della luce, avviene lateralmente, su una superficie circa 40 volte superiore a quella delle fibre piatte, alle fibre radiali mono ring, e ancora superiore per le fibre radiali dual ring.

Si evita la carbonizzazione della punta, determinando un danno termico “più dolce”, con una densità di energia è più bassa, ma molto efficace. Il danno termico della vena è circonferenziale e, con le fibre dual ring, ogni punto della parete viene irradiato due volte.

Studi clinici, concordano, che con l’uso delle fibre radiali l’ablazione della vena avviene con percentuali vicine al 100% e l’incidenza di ecchimosi e dolore post-operatorio, risulta essere basso e simile a quello della radiofrequenza, che viene considerato il gold standard per questo tipo di complicanze.